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Collezioni — Donna / Prêt-à-Porter

Autunno / Inverno — 1984

Cartella Stampa

“Ogni cosa al suo posto: tutto è ciò che sembra. Il paltò è un vero paltò, la giacca blu una vera giacca, il caban un vero caban. Niente ammiccamenti, e illusioni. Tentativi per nascondere, trasformare, travestire… Per esempio, alcuni trench, alcuni cappotti hanno l’identica base dei soprabiti primaverili. Solo irrobustiti per far fronte all’inverno. Perché non dirlo? Tutto è definito, visibile, evidente. Tutto ritrova lo spirito originale, nascosto dietro elaborazioni, interpretazioni, ripensamenti… Così lo stile diventa più depurato e nitido, disintossicante… Il cardigan a trecce bianco ritorna sulla camicia di seta in tinta e sui pantaloni di flanella. Il cappotto scozzese, ampio e sciolto, nasconde la giacca nera, la camicia a pois bordeaux e marrone… Classico? Meglio definirlo consolidato, senza problemi. Elegante perché naturale. Per questo ho rifatto, con grande piacere, le tradizionali gonne da party: lunghe e strette, di raso nero, o di suède finissima pieghettata. Dedicandole a una donna che ama trascorrere molto tempo in casa, ma da gran regina. Così risolta, matura, ricca di personalità da aver superato l’ansia delle feste, dei ricevimenti, della presenza costi quel che costi. Una donna autonoma, forte al punto di lasciar intuire la sua dolcezza … Penso a Fanny Ardant, per esempio, o a Katharine Hepburn. Come l’hanno consegnata alla memoria certe indimenticabili fotografie”.

Gianfranco Ferré

Il contrasto. Un lampo improvviso di luce sui tessuti pastosi e opachi, con un’elasticità che consente di eliminare le fodere: risvolti di seta trapuntata sui paltò, raso trapunta per i caban dall’interno di castoro. Di sera canottiglia d’argento per sweater all’americana senza maniche: sotto blazer di marocain champagne.

L’eclettismo. Il pullover doppio e morbido che si finge twin-set: lavorato in un solo pezzo perché risulti più “molle”. Il vestito rosso semaforo. Lungo e sottile, molto austero, anche se dallo spacco balena la gamba nuda. Il “tubino” di specchio: guizzante, luminoso, pericoloso: spacco fino al ginocchio, fascia ricamata d’oro inserita a cintura. Il tailleur da sera stile intellettuale francese: gonna lunga e diritta, sciarpa chilometrica intorno al collo e annodata molto bassa, giacca con pieghe sciolte sul dorso. Il paltò, sempre lungo, di marocain bianco, o il cappotto-vestaglia in velluto di seta anni trenta, soffice come una pelliccia.

Il cromatismo. Impressione generale di colori: il marrone (come nero declinato per il giorno) dal cappuccino chiaro al caffelatte, al caffè tostato. Sempre scuro o naturale quando si tratta di pelle e di suède. Zucchero e panna. Blu annebbiato unito al nero carbone oppure al marrone ghiacciato. Un velo di vapore freddo che raggela le sfumature. Argento, un tocco d’oro. Lo stop improvviso del rosso incandescente.

Il nitore. Una silhouette allungata, fluida, dinamica. Spalle rilevate ma asciutte, “magre”. Punto vita segnato, appena sceso verso il basso, spesso sottolineato da cinture annodate a vestaglia. Orli decisamente lunghi: quattro, cinque centimetri più su della caviglia, o decisamente al ginocchio: per certe gonne di flanella grigia, sagomate con tagli che aboliscono l’antiestetico cinturino.

Il gesto. Quello del chiudersi, del coprirsi freddoloso alzando i rever del colletto, accostando bene l’allacciatura. Gesti molto urbani per cappotti da città: il vero Chesterfield con il collettino di velluto; il paltò-accappatoio di camoscio con il collo di teddy color miele; l’impermeabile stile Bogart in popeline di cotone blu con finiture marroni oppure nel classico bianco strapazzato. Gesti insoliti: annodare i risvolti delle giacche, oppure lasciarli spenzolare disinvoltamente all’interno. Come autentiche sciarpe.

La ragione. Semplicità essenziale di pezzi e di formule, così elementari da risultare imprevedibili: il tailleur finestrato a colori chiari (tortora, fango e bianco nebbia) con il gilet bianco e la camicia ipermorbida di georgette. Il gilet lunghissimo e piatto sotto il blazer. I pantaloni maschili con tanto di risvolto, arrotondati sui fianchi e con la cintura abbastanza alta, almeno cinque centimetri. Le niki smisurate. I cardigan a grosse trecce di lana e seta, morbidi e cascanti.