• 1960
  • 1961
  • 1962
  • 1963
  • 1964
  • 1965
  • 1966
  • 1967
  • 1968
  • 1969
  • 1970
  • 1970
  • 1971
  • 1972
  • 1973
  • 1974
  • 1975
  • 1976
  • 1977
  • 1978
  • 1979
  • 1980

Collezioni — Donna / Prêt-à-Porter

Primavera / Estate — 2006

Cartella Stampa

“Il candore, la leggerezza, un tocco di frivolezza, consapevole e dunque composta: mi risulta facile, quasi spontaneo, sintetizzare in queste  parole  le emozioni che percorrono la mia nuova collezione. Sono questi i segni distintivi della femminilità che ho voluto raccontare, gioiosa e solare, eppure sobria e aggraziata. Una femminilità appassionata e riservata, che fa pensare alle donne latino-americane, hermosas y preciosas…

 … Il candore è quello della luce intensa di mezzogiorno che si riverbera sulle facciate degli edifici coloniali e delle fastose cattedrali messicane. Il bianco non è soltanto un colore: è una dichiarazione di vitalità e di purezza. L’ho scelto per scandire una parte importante della collezione, connotata da linee e volumi nitidi e precisi: nelle giacche, nei blouson e nei pullover piccoli - ravvicinati alla figura e ridotti sulle spalle - che si oppongono alle gonne arrotondate sui fianchi, appena scese in vita e decisamente vincenti sui pantaloni, che, quando ci sono, non superano la lunghezza del bermuda per lasciare libere le gambe. In un equilibrio raffinato tra essenzialità ed enfasi, il candore del bianco declina immancabilmente le bluse di organza, mosse da mille piegoline fittissime, lavorate a punto smock o nido d’ape, profilate da nappine e ponpon, arricchite da  sontuose maniche a sbuffo, a balloon, a nuvola… Per attenuare il riverbero accecante del bianco, l’ho affiancato alle più calde  e dense tonalità del legno - bois de rose, sandalo, palissandro, mogano - che talora sconfinano nelle sfumature non meno intense dei fiori selvaggi della Sierra: rosso sangue, cinabro, carminio…

 … La leggerezza è, innanzitutto, quella delle materie dell’estate, il voile di cotone e la georgette in particolare, che ho utilizzato anche per i capi sport, così da conciliare freschezza e comfort. Persino la pelle dei giubbini in bufalo e in cervo - in sé corposa e granulosa - diventa alchemicamente duttile e morbida, acquistando una consistenza simile a quella del popeline. Sfidando la legge di gravità, tutto è lieve, anche quando sulle superfici risaltano pizzi e ricami preziosi, accanto a una serie infinita di lavorazioni minuziose nei motivi a filet, a punto pieno, ad ajour, a crochet, a macramé doppio, a trafori floreali, non di rado assemblati a patchwork nelle giacche e nei pullover. Anche le borse paiono non avere peso, sono esagerate nelle dimensioni e flosce come bisacce, si portano a tracolla e quasi si avvolgono al corpo. Ma la leggerezza può essere anche la nonchalance di un gesto, di un vezzo, che induce a stringersi addosso lo scialle a mantilla in finissima maglia di seta a righe bajadère, oppure in cotone a trama grossa, per proteggersi dalla brezza della sera lasciando fluttuare la gonna volante in tulle ricamato…

 … La frivolezza, in verità, è tripudio, vivacità, magia. E’ l’opulenza incantata che ho voluto esplodesse soprattutto di sera. Nei pizzi dorati e nelle cascate di catene tintinnanti e risplendenti, che richiamano alla mente i gioielli sacri della Virgen de Guadalupe. Nelle T-shirt velatissime - sexy e caste insieme perché lasciano nude le spalle ma coprono il collo -  tempestate di pietre dure, di boule argentee, di applicazioni dorate e sbalzate. Nelle gonne e negli abiti aerei, anche se sontuosi nelle dimensioni, rigorosi nell’aplomb architettonico, mossi da balze di colori diversi, solcati e arricciati da nastri in gros grain, rialzati sul davanti e allungati dietro in un accenno di strascico… La frivolezza, infine, conferisce un appeal intrigante agli zoccoli e ai sandali a listini intrecciati: svettanti sui plateau di legno sagomato ed inguainato nel camoscio impalpabile color nudo, danno slancio e solidità alla figura, scattante e ieratica, che riflette la sua ombra paseando per le vie e le piazze della città, sfidandone la calura. In attesa che arrivi il tramonto…”

Gianfranco Ferré