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Collezioni — Uomo / Accessori

Autunno / Inverno — 1998

Cartella Stampa

“Pensare una collezione. Pensare una collezione maschile… Oggi per me significa esprimere una volontà radicale e severa di pulizia, plasmando la materia, consolidando alcune forme e variandone altre, eliminando riferimenti troppo voluti. Come un certo neodandismo, certi compiacimenti estetici che generano solo divise: la divisa del giovane, la divisa del bello, la divisa del palestrato. Mentre l’abbigliamento - io credo - dovrebbe essere elementare, sciolto, con quella ragionata spontaneità che ci porta a fare scelte anche opposte: tanto/poco, smilzo/ampio… Così diventa naturale vivere con un pullover a collo alto o a girocollo nero, elastico, la cui dimensione, appiccicata o abbondante, varia secondo il modo di essere e di comportarsi. Diventa naturale che la giacca si allunghi o si accorci avvicinandosi al corpo, che si trasformi in un pratico overcoat: abbastanza lungo perché protegga dal freddo e garantisca il comfort del cappotto al quale di fatto si sostituisce. È naturale, in un futuro in cui le condizioni, le temperature ed i luoghi nei quali si vive influenzano sempre meno la nostra attitudine al vestire, passare dall’ipertecnico (elementi quasi da tuta da astronauta) al neutro, al primario e persino primitivo, al senza tempo (quasi vecchi k-way da pescatori del Nord). È naturale relegare il colore a pure scelte individualistiche, mimetizzandosi nelle tonalità indefinite ed indefinibili quasi da tuta da operaio, dal nero stinto al grigio-verde. Come è naturale, per proteggersi, ricorrere a strani effetti plastificati che mutano la consistenza e le tonalità di alpaca e cachemire”

Gianfranco Ferré

Futuro. Le parole per dirlo

Gomma. Spalmata sull’alpaca e sul montone per impermeabilizzarli, sulla flanella (quasi una seconda pelle), sul cuoio delle scarpe per isolarle termicamente, vulcanizzata per le suole anfibie.

Pelliccia. Per le grandi avventure, nella versione di tenero orsetto, quasi peluche da bambini, oppure ispida, siliconata perché diventi impermeabile (come ai tempi in cui veniva rifinita con l’impeciatura)

Mischie. Di lana/cotone e viscosa/seta, simile ad una flanella grattata, un velluto, ma leggerissimo. Per camicie asciutte, niente più che uno strato tra corpo e giacca.

Piombo. Sigilli, borchiature per rinforzare l’aggressività della pelle, bulloni avvitati che ricordano vecchie tute da palombaro. Un nuovo aspetto metallico, ma duttile.

Alpaca. Sciolta e morbida, poco ritorta e tessuta con seta e viscosa per tessuti leggeri e caldi. Con una compattezza ed uno spessore che riportano ai feltri ed ai panni da uniforme.

Velluto. Preziosissimo ma anche floccato, che ricordi la flanella. Utile per tute da lavoro e pantaloni da operaio. Marezzato tra ombre e luce, secondo l’abitudine di stendere il colore solo sulla trama per enfatizzare le increspature naturali del tessuto.

Jeans. Superata la stagionalità del vestire, partecipano all’avventura di sfidate il freddo. Spalmati, imbottiti, doppiati, rinforzati da una fibra di alluminio tra fodera e tessuto che funziona da coibente termico.

Accessori GIANFRANCO FERRE’: Calze - Cinture - Cravatte - Guanti - Occhiali - Scarpe - Sciarpe

Tessuti: Bartolini - Barzaghi - Bemberg Cupro - Bonotto - Braghenti - Campore - Christoph Andreae - Colombo - Cugnasca - Dondi Jersey - Ferla - Fila F.P.R. - Girani - Jackytex - Lessona - Limonta - Loro Piana - Manifattura Ferno - Mauro Spriano - Moessmer - Piacenza - Pontoglio - Redaelli Velluti - Ricceri - Serikos - Soies de France - Sordevolo - Tessitura di Quaregna - Tissavel - Torello Viera