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Collezioni — Donna / Accessori

Autunno / Inverno — 1989

Cartella Stampa

Collezione Prêt-à-porter

“Ho cominciato a disegnare questa collezione spinto da un desiderio impreciso e fortissimo: la leggerezza, il turbinare soffice della maglia e della pelliccia, la forza silenziosa di certi colori… il beige, il nero, il bianco, il grigio,il rosso… Una gamma di tonalità classiche che mi rimandava a materie impreviste. Compatte, ma con effetti di rilievo, disegnate ma non stampate, morbide ma non cascanti… Materie che si esprimono attraverso i volumi. Giochi di assimilazione, con rimandi ottici precisi… Mi piaceva sottolineare una predisposizione istintiva all’eccentricità, ma sbarazzandola da ogni enfasi con un atteggiamento sportivo… II cappello che scende fino a coprire gli occhi perché forse non sono truccati, il trench legato da una cintura forse maschile, forse di georgette, forse una sciarpa con le frange. Le tuniche per cento occasioni, tutte beige, tutte confortevoli come djellaba … Così, lavorando, mi sono accorto di provare un profondo desiderio di serietà, ma non statica, noiosa… e che il convenzionale mi offriva infinite possibilità di intervenire in modo anomalo…”.

(appunti da una conversazione con Gianfranco Ferré del 27 febbraio 1989)

Sui percorsi dell’illusione e dei parallelismi segreti, il bianco e nero dilagano, naturalmente, nelle strisce della zebra. Il cammello pieno e denso ondeggia e si muove fino a trasformarsi in magico maculato dalle origini misteriose. Il grigio della flanella, naturalmente marezzata, sconfina nei saggi craquelé dell’elefante, fra infinite pieghe e minuscole rughe. Il marrone assume le trasparenze e la plasticità della pelle di struzzo grazie a tecniche nuove, velette, point d’esprit.

Nel segno dell’invenzione, come nel magico Henry Rousseau, detto il Doganiere, le volpi stampate e intarsiate creano naturalmente nuove pellicce a macchie. La zebra si gonfia, voluminosa, intrecciando volpi e finto pelo. La tigre nasce dal casto connubio di peli diversi. Il lapin, doppiato con la georgettè, è stampato a giaguaro.

Sul filo dell’illusione, tra fantasia e memoria, il falso vero rimanda al vero finto. Mescolato al tweed, scaglia su scaglia, il pitone forma superfici indefinite. Tagliato a strisce e applicato sulla maglia, il coccodrillo svela una natura duttile e arrendevole. Da reinventare anche con il velluto trapuntato e il gazar stampato a caldo. Sfrangiato, il pelo di Agnona borda golf, sciarpe e guanti. Intarsiata, la zebra fodera la giacca sciolta come una robe de chambre. O movimenta il trench stampato di cavallino.

Ricercando le affinità elettive tra forma e colore, la silhouette guizza compatta: tutta opaca e tutta lucida. Il grigio annega nella dolcezza del cachemire e del mohair. I classici disegni zig-zag, da uomo, hanno la nuova corposità della maglia. I toni forti, intensi, danno naturalmente slancio alla più molle delle gonne di camoscio, al trench di moiré, al cappotto-vestaglia da annodare in vita.

Ripensando all’eleganza di una sera d’inverno, la camicia, in crêpe de chine, ha scolli, aperture, varchi come fosse sempre sul punto di scivolare. La gonna di gazaar, a coccodrillo o a pitone, completa la T-shirt minima, più preziosa di un gioiello. Il vestito scivolato ha il colletto simile a una sciarpa ad anello. Il cappotto di taffetà cangiante, bordato di pelo, si porta come una stola, appoggiato basso sulle spalle.