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Collezioni — Uomo / Prêt-à-Porter

Primavera / Estate — 2003

Cartella Stampa

“Da sempre, mi avvicino allo stile maschile con un approccio che non esiterei a definire di educazione al vestire. Il che significa, certamente, rispetto delle regole, indicazione di norme, applicazione di codici, ma che oggi, soprattutto, traduce un modo naturale di essere, un senso profondo di agio che sottolinea una propensione decisa alla discrezione ed al comfort.

In questo mio nuovo progetto di pacatezza e misura si esprime al massimo grado un’immutata logica di eccellenza che trova il suo lessico più evidente nella qualità assoluta delle materie. A partire da lino e seta, che ho voluto di mano corposa e naturalmente meno sofisticata, sfruttando la trama grossa e in rilievo per accrescere la scioltezza e la fluidità dei capi. Mentre per la lana ho scelto varianti prossime all’assenza di gravità per trasformarla in un autentico tessuto da estate. E per la pelle, versioni particolarmente duttili e prestanti.

In un gioco di assonanze del tutto spontaneo, ho calibrato le forme sulle caratteristiche intrinseche della materia. Ho tradotto le aderenze nette soltanto in materiali elastici, addirittura ultra-elastici, che segnano il corpo più per un bisogno di tonicità e di agilità che non per una volontà di ostentazione. All’opposto, i tessuti a trama allentata – che mi piace definire laschi – mi hanno permesso di concepire fogge più strutturate, anche se mai sovradimensionate e sempre nitide. Con la garanzia di un aplomb sartoriale, preciso e facile, evidente nel completo formale, da portare, ovviamente, con la cravatta.

Altrettanto logica, anche se per nulla ovvia, è la scansione dei colori, che mi ha portato a privilegiare tonalità intense, intenzionalmente conservative, molto maschili: testa di moro, blu marine, brique che, a sorpresa, si oppone al grigio nell’abbinamento giacca-pantalone. Anche il rosso, quando c’è, rivela una profondità speciale. Quasi per reazione, ho trovato necessario attenuare questa densità con squarci di chiarore, forti e delicati insieme. Così, per accrescere la freschezza del summer suit, ho sfumato il bianco nelle più naturali gradazioni del crema, conservandolo invece in tutta la sua luminosità nelle camicie da sera in organza di cotone intagliate ad a-jour e nei tuxedo candidi.

In un percorso più istintivo che ragionato di sintonie e rimandi, ho interpretato nel segno dell’immediatezza tutti gli elementi e le tipologie del guardaroba, sino agli accessori, prestando la consueta attenzione al piacere dell’unicità e della novità. La maglieria offre la discrezione raffinata di polo e T-shirt in seta e seta-cachemire, ultra-easy e ultra-light, come se fossero nate per vivere sotto la giacca. Le scarpe sono rigorosamente stringate, ma non danno il minimo senso di costrizione, perché sono sfoderate, appoggiate su una suola pressoché priva di spessore, bicolori. Gli occhiali – appena nati, ipertecnologici, esclusivi – sono in magnesio, un materiale che ha il peso di una piuma, è completamente anallergico, non inquina… Perché il benessere è una componente essenziale di questa nuova, sostenibilissima leggerezza dell’essere. Che mi sembra applicare, in qualche modo, una delle più belle regole di Mies van der Rohe: “Vogliamo restare con i piedi ben saldi per terra, ma avere la testa tra le stelle “.

Gianfranco Ferré